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Torna Bertinotti ed esalta il reddito di cittadinanza: “Compagni, state sbagliando in tutto”

«Dio salvi la Regina. Ma anche le bandiere rosse. E se questo salvataggio ha un prezzo – come quello di dire che i Cinquestelle in fondo dicono cose buone e giuste – lo si paghi pure. È il ritorno di Fausto Bertinotti.  Lui sarà stato anche assente dalla scena politica – lascia intendere – ma la vera assente è stata la sinistra. Che ha sbagliato praticamente tutto. E che ora, per rimettersi in sesto, deve abbassare la testa in segno di penitenza e abbeverarsi alla fonte pentastellata. Sì, perché la “rinascita” potrebbe avvenire già aggregandosi al carro del reddito di cittadinanza. In una lunga esternazione a Radio Cusano Campus, l’ex leader di Rifondazione comunista lancia l’altolà. Compagni, che combinate? Vi state facendo scippare tutto. Non è la prima volta che a sinistra si dice questo. Lo schema è lo stesso di alcuni anni fa, quando nelle fabbriche la falce e martello aveva perso tutto il suo appeal. Ma l’affondo di Bertinotti, stavolta, si trasforma in uno spot per le iniziative pentastellate: «Indubbiamente il passaggio con il quale la discussione sul reddito di cittadinanza si trasforma in un atto normativo è importante. Non stiamo parlando però di un reddito di cittadinanza, ma di una misura interessante con la quale si tenta di indurre la possibilità di attivare circuiti lavorative per chi non ne ha oppure dare assistenza a chi ne ha bisogno».

Bertinotti: questa cosa
non è affatto una pazzia

«Il reddito di cittadinanza è un’altra cosa, è un reddito incondizionato, dato a tutte le persone indipendentemente dalla loro condizione sociale. Questa cosa non è affatto una pazzia. Uno degli ultimi candidati alle primarie Usa ha avanzato questa proposta di dare a tutte le persone sopra i 18 anni che vivono negli Usa un reddito mensile», specifica Bertinotti a Radio Cusano Campus. «Siamo di fronte ad un periodo in cui è immaginabile una disoccupazione tecnologica di massa, dunque bisogna trovare il modo per far vivere persone a cui la società nega il diritto al lavoro. Qualche lavoro in questa società lo facciamo tutti, anche se non viene retribuito. Se noi prendiamo un biglietto del treno, prima c’era il bigliettaio retribuito, ora lo facciamo noi on-line e non siamo retribuiti».

L’approccio sbagliato
di una certa sinistra

Il rapporto tra l’enfasi della proposta e il pasticcio della medesima «ha scatenato molte critiche su questo reddito di cittadinanza. Questo è un elemento. Poi ci sono altre ragioni», continua Bertinotti. «C’è una parte della sinistra che considera il reddito di cittadinanza un’alternativa al diritto al lavoro, cioè la considera un ripiego malato rispetto al tema fondamentale del lavoro. Considero questo approccio sbagliato perché non tiene conto del periodo storico che stiamo vivendo. Penso che bisognerebbe avere un atteggiamento critico, ma positivo. Quando si tratta di soldi o impegno nei confronti della povertà o della disoccupazione bisogna avere sempre un atteggiamento che consideri la necessità, cioè avere un intervento attivo sul fenomeno anziché negarne l’esistenza».

Chi ha cancellato
l’articolo 18?

Poi Bertinotti passa al centrosinistra. «Rispetto molto Zingaretti, ma non credo nelle magnifiche sorti progressive del centrosinistra. Quella stagione dell’Ulivo è chiusa e ormai lontana. Il centrosinistra al governo di pressoché tutti i Paesi europei in quel periodo è stata la forma di governo adattativa alla globalizzazione capitalista che si stava affermando, questi governi sono stati l’espressione principale della crisi che si è creata tra l’elite e il popolo», afferma l’ex leader di Rifondazione comunista. «Il popolo si è chiesto: proprio voi aumentate l’età pensionabile? Proprio voi riducete i diritti dei lavoratori? Basti pensare in Italia all’eliminazione dell’articolo 18 che è stato tolto da un governo di centrosinistra. Per ripartire il centrosinistra deve passare dalla critica radicale a quelle esperienze di governo. L’idea rifacciamo il centrosinistra è un’idea mortifera».

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