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Tav, Lega contro M5S. Pronta lettera Ue: a rischio 800 milioni

Roma, 7 mar – Lega e M5S sono ai ferri corti sulla Tav. Domani è il termine ultimo per decide sulla Torino-Lione e il vertice di ieri non è andato a buon fine. La maggioranza ora è a rischio.

E’ durato cinque ore e si è concluso poco prima delle 2 di notte il vertice a Palazzo Chigi. A quanto pare, non è stata presa alcuna decisione sui bandi di gara in quanto sarebbero ancora in corso valutazioni giuridiche.

Pertanto il governo isi limiterà a chiedere un bilaterale con la Francia per verificare i criteri di finanziamento dell’alta velocità sulla tratta Torino-Lione.

A riferirlo sono fonti leghiste al termine dell’incontro a cui hanno preso parte il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.

Il vertice a Palazzo Chigi

Alla riunione erano presenti anche i tecnici che seguono il dossier Tav e che hanno curato l’analisi costi-benefici. A Palazzo Chigi sono intervenuti anche il capogruppo M5s al Senato, Stefano Patuanelli, e il presidente della commissione Lavori Pubblici del Senato, Mauro Coltorti (sempre 5 Stelle).

La prima parte del vertice, quella legata alla parte tecnica del dossier, è durata circa tre ore ed è terminata a mezzanotte. Poi la riunione ha affrontato la parte politica del dossier.

Tra i tecnici chiamati dalla Lega al vertice figura Pierluigi Coppola, l’unico membro della commissione che ha condotto l’analisi costi-benefici Tav a non aver firmato le conclusioni dello studio effettuato, sfavorevole alla prosecuzione dell’opera.

Il pressing Ue

La Commissione europea è pronta a inviare una nuova lettera all’Italia per ricordargli che l’eventuale no alla Tav comporterà la violazione di due regolamenti Ue del 2013 e la perdita di circa 800 milioni di cui 300 milioni entro marzo e il resto successivamente. Proprio della Torino-Lione ne avrebbero parlato ieri al telefono il vicepremier Salvinie il vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen.

Salvini: “Costa di più non farla”

Salvini non molla e spinge verso il sì al progetto della Torino-Lione. “I tecnici mi confermano che costa di più non farla che farla“.

Il vicepremier ha riunito nel pomeriggio al Viminale alcuni tecnici e sottosegretari per analizzare il dossier Tav. Alla riunione, che ha preceduto il vertice di Palazzo Chigi, hanno preso parte, tra gli altri, i sottosegretari Giancarlo GiorgettiEdoardo Rixi e Armando Siri, e il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari.

L’accordo Francia-Italia

Nel testo preparato dalla Commissione Ue si ricorda che il progetto per la Torino-Lione rientra nelle opere indicate dal regolamento 1315 del 2013 sui Ten-T, cioè le grandi reti infrastrutturali nel settore dei trasporti. La norma prevede tra l’altro l’obbligo di completare l’opera entro il 2030.

L’altro regolamento chiamato in causa dalla Commissione nella lettera che però non risulta ancora inviata alle autorità italiane è quello numero 1316, sempre del 2013, con cui si dà vita alla Connecting europe facility destinata a sostenere almeno in parte il finanziamento delle grandi opere.

E’ in base a questo regolamento che Ue, Italia e Francia hanno firmato il grant agreement per complessivi 813 milioni di euro destinati alla realizzazione del tunnel di base. Se i bandi di gara non saranno lanciati entro fine mese, i 300 milioni saranno persi e così accadrà anche per il restante importo se i lavori saranno bloccati.

La campagna elettorale

Il dato politico è che il M5S, che vede tra le sue fila molti No Tav della prima ora, ne fa una battaglia identitaria. Dopo aver ceduto su molti fronti, vuole mantenere il punto sulla Torino-Lione.

Tanto che si vocifera anche di “andare a casa piuttosto che sprecare i soldi dei contribuenti per un’opera inutile”. Anche perché finora la base grillina (ossia gli elettori) è già stata scontentata su più questioni.

D’altro canto, Salvini deve tenere conto della sua base elettorale, favorevole all’opera.

Insomma, la questione – al di là dell’effettiva utilità dell’infrastruttura – è tutta politica, da spendere nell’ottica della campagna elettorale per le Europee.

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