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Primi comizi di Nicola Zingaretti? A sostegno di un fan di Giorgio Almirante

C’eravamo sbagliati: tutti a dire che Zingaretti avrebbe rifatto il Pci. E invece no. Che ti combinano questi benedetti uomini del Pd? Puntano direttamente al Msicandidando alla guida della regione Basilicata un aspirante presidente che ha come riferimento politico Giorgio Almirante.
Troppa grazia. Li vogliamo vedere i comizi del governatore del Lazio in trasferta per il voto de 24 marzo. Non saranno più quelli del taratatà-grande-partito-comunista-di-gramsci-togliatti-longo-e-berlinguer-taratatà. Macché, Nicola da Roma non potrà più affondare nelle radici del suo candidato che da giovane andava invece ad assistere (e applaudire) i comizi di Almirante. Dovrà mantenere la consueta posizione a saponetta, per essere pronto a sgusciare via da ogni insidia.

Poi dice che uno si butta a sinistra

Ma così è. Carlo Trerotola – della devota famiglia lucana – si è buttato a sinistra secondo gli insegnamenti del principe De Curtis. Che faceva ridere. Lui, invece, tirato fuori dal governatore impossibilitato a ripresentarsi per la brutta storia di malversazioni che ha sconvolto la regione, Marcello Pittella, fa disperare i suoi aficionados. Che al posto del solito compagno, si ritrovano il nemico che ha sbagliato strada.
Ovviamente, a sinistra della sinistra, si sprecano i fischi e fra poco cominceranno gli interrogatori del candidato. Non quelli dei giudici, che per ora sono stati riservati al suo sponsor, ma quelli politici, storici, culturali. Non puoi pretendere di candidarti con la sinistra e ammettere che “Almirante è stato il mio unico politico di riferimento”. Quelli ti menano. Figurarsi, insorgono appena ti azzardi a proporre una strada cittadina per Almirante e tu gli sbatti sul muso un’ammirazione sconfinata proprio per lui?

Lo aspettano gli interrogatori…

E’ chiaro che il candidato sostenuto da Zingaretti dovrà recitare parecchi mea culpa, anche per scansare i colpi che gli verranno da quella sinistra che con lui non si è alleato: 1) Negare di aver voluto intendere che “Almirante è stato il mio unico riferimento politico” e aver invece detto che “Almirante è stato il mio unico riferimento politico”. La differenza? Tutta colpa di papà che mi portava ai comizi e io non capivo niente. E crescendo continua a non capire nulla. 2) Dichiarare il proprio antifascismo militante, mostrando foto con bandiere rosse anziché quelle con la fiamma tricolore. Oggi la tecnologia aiuta, basta una buona app.
3) Dimostrare di aver votato alle primarie. Tanto se hanno registrato una volta chi ha votato dieci, potranno pure essersi dimenticati di registrare chi non ha votato ma deve dimostrare di averlo fatto. 4) Giurare fedeltà a Zingaretti, che in fondo di questi tempi a sinistra è la cosa più facile.
Se non lo fa perde i voti di sinistra. Se lo fa saluta (non romanamente, ci raccomandiamo) quelli di destra. Comunque perde, perché è finita l’epoca del trasformismo, per cui nella ricerca di operazioni acchiappavoti ci si giocano anche le poche, residue simpatie che potevano rimanergli.
Alla fine, resta solo tristezza: perché chi pensa ad Almirante come punto di riferimento, mai e poi mai avrebbe dovuto usarlo per fare l’esatto contrario. Proprio perché Almirante se ne andò da questa vita con le mani pulite. Occhio a quelle che il candidato del Pd sarà costretto a stringere per quattro sporchi voti.

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