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“Non curo i fascistoni e razzisti”: così fisioterapista pro-immigrati avverte i clienti

Roma, 7 mar – “Rischio sicuramente di perdere qualche cliente, ma non mi importa nulla”.  Claude Andreini non ha dubbi nel portare avanti la sua crociata antirazzista. Di professione fisioterapista, risiede nella splendida località di Boldara, nel portogruarese. Ma da qualche giorno, fuori dalla sua abitazione, dove ha anche sede anche il suo studio, ha affisso un cartellodai toni che non lasciano spazio a fraintendimenti: “Avviso: data la situazione politica e la tradizione etica della mia famiglia, specifichiamo che in questo studio curiamo persone di ogni colore, nero incluso e di ogni confessione. Invece, non curiamo né fascisti, né xenofobi né razzisti“. Verrebbe da chiedersi come Andreini pensa di distinguere uno xenofobo da un sostenitore dell’immigrazione. Dalla stretta di mano? Dal tono della voce? Dallo sguardo pieno di amore verso i fratelli migranti? I clienti dovranno forse rispondere a un questionario all’ingresso dello studio? E cosa succede se mentono e lui non se ne accorge? Mistero.

Deriva razzista

“Io non ce l’ho coi leghisti, sia chiaro, ma in gran parte di loro io rivedo i sentimenti che combatto. Già anni fa subii un linciaggio per aver curato dei ragazzi di colore. Io non ci sto – dice Andreini a Il Tirreno – a lungo andare conto di acquisire un maggiore numero di clienti”.
Il fisioterapista ama ricordare un episodio di un paio di anni fa: “Il tornado del 10 agosto ha distrutto il bosco nella mia proprietà. Gli unici che mi hanno dato una mano – ricorda – sono stati alcuni rifugiati islamici che lavoravano tutto il giorno osservando il Ramadam, sopportando la fame e la sete. Sono e sarò, per sempre, riconoscente”. Nel portogruarese, sostiene Andreni, c’è sicuramente una pericolosa deriva razzista che va combattuta anche con gesti come il suo: “Il razzismo, il disprezzo per il diverso c’è da anni. Anche io sono vittima di razzismo, solo perché provengo da fuori; figurati gli uomini di colore, i diversi. In ambulatorio sento commenti inaccettabili. Ho 68 anni e non devo giustificarmi per le mie idee. Il mondo è pieno di fisioterapisti, se ne vadano”.

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