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“Inutile fare riprodurre gli italiani. Ci servono gli immigrati”. Lo spiega un manager

Roma – Nel giornalismo ci sono quelle che si chiamano in gergo “marchette”, pubblicità gratuita fornita ad amici (o clienti) che nulla a che fare con la cronaca. Non si può spiegare in altro modo una singolare intervista comparsa oggi sull‘Huffington Post a tale Stefano Proverbio, “director” di McKinsey & Company. Un manager di una multinazionale americana di “consulenza strategica” al quale serviva un po’ di promozione per il suo libro “Dialogo sull’immigrazione. Tra falsi miti e scomode verità”. La “scomoda verità” che ci racconta Proverbio è che per “l’Italia l’immigrazione è una necessità imprescindibile”. Ma il nostro manager va oltre e ci spiega anche che “fare più figli italiani non basterebbe: primo perché ci vorrebbero venti anni prima che entrino nel mondo del lavoro; e poi per colmare il gap bisognerebbe tornare a sei figli per donna”.

Insomma con grande generosità il manager ci fa una “consulenza” gratuita (visto che di solito costano migliaia di euro) e ci spiega che la sostituzione degli italiani con gli immigrati è l’unica soluzione. Del resto alla McKinsey sembrano abituati a fare così, usano paroloni per dire delle qualche banalità e ti sfilano bei soldi. “Delle persone che si insediano ed usano PowerPoint per affermare delle assolute ovvietà”, disse un alto funzionario publico inglese, dopo che Tony Blair li ingaggiò per una consulenza su come ristrutturare il suo Cabinet Office. O si potrebbe chiedere a qualcuno della Enron, la società protagonista di un fallimento così grande che minò l’economia Usa e che guarda caso poteva vantarsi delle consulenze della McKinsey.

Ma torniamo al nostro Stefano Proverbio. Alla domanda ficcantissima dell’Huffington Post “gli immigrati dunque sono una risorsa che può sostenere la nostra economia?”, il nostro “director” risponde così: “Certamente. E lo sono già. Basti pensare che l’8% del nostro Pil è fatto già oggi dagli immigrati. E il numero di nuove imprese aperte dagli stranieri in Italia cresce del 3% all’anno, mentre quelle aperte dagli italiani cala dell’1% l’anno. Anche far ringiovanire la popolazione sostiene l’economia facendo ripartire i consumi”, dice Proverbio, riaffermando alcune delle bufale sull’immigrazione a cui da anni non crede più nessuno.

Leggere l’intervista del manager McKinsey è bellissimo. L’immigrazione raccontata così era una roba che non si vedeva da anni, i toni sembrano quelli da editoriale di Scalfari pre crisi. “Perché gli immigrati fanno dei lavori che gli italiani non vogliono fare. E poi i casi studiati – come l’immigrazione dei vietnamiti e dei cubani – dimostrano che l’immigrazione crea un circolo virtuoso nell’economia del Paese di approdo con un aumento medio anche dei salari dei nativi. Guardiamo al caso di Israele che ha importato un milione di russi laureati e ha avuto un boom economico eccezionale: oggi per iniziative di start up Israele ha superato la Silicon Valley, e questo è dovuto essenzialmente agli immigrati”.

Dunque la solita litania sugli immigrati che raccolgono i pomodori e cambiano il pannolone dei nostri anziani? Sì, ma non solo. Perché subito dopo Proverbio ci spiega che “in Italia dovremmo avere più immigrazione e di qualità“, preferire i rifugiati ai semplici immigrati e “selezionare i laureati” come fanno in Germania. Chiaro, infatti non esiste il problema della fuga dei cervelli e delle centinaia di migliaia di giovani italiani che ogni anno emigrano all’estero. Perché trattenere qui i giovani italiani qualificati, quando potremmo tranquillamente sostituirli con immigrati e rifugiati disposti a guadagnare molto meno? Una bella consulenza strategica del piffero quella del nostro manager, o forse ottima se vista nell’ottica di società come McKinsey, Deloitte e Accenture, multinazionali che possono permettersi di offrire servizi a pubblica amministrazione e aziende a prezzi stracciati, proprio grazie ai contratti da fame e precari con cui assumono giovani laureati.

Dulcis in fundo. Altra domanda ficcantissima della giornalista dell’Huffington, che chiude la sua marchetta così: “Dove sbaglia l’Italia oggi?”, ci dica signor manager. “In Italia c’è anche il problema che mentre facciamo aspettare i migranti per accogliere la richiesta di asilo, non gli permettiamo di lavorare”, dice rammaricato il buon Proverbio, triste per l’impossibilità di assumere altri poveracci a due spicci. “Questo porta al rigetto da parte della popolazione, che vede queste persone ciondolare per strada senza un’occupazione, e ad un’altra percentuale di immigrati che nel nostro Paese delinque, un’anomalia tutta italiana”. Un’anomalia tutta italiana dice. Proverbio a studiarsi due dati sui tassi di criminalità in Europa, o potrebbe fare due domande alle ragazze molestate a Colonia. O magari guardarsi i nomi degli autori degli attentati.

P.S. Sì indirettamente abbiamo fatto un po’ di pubblicità a Proverbio. Ma le castronerie scritte nel libro sono abbastanza palesi. Potete fare a meno di comprarlo.

Fonte (qui)

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